La barriera corallina delle Maldive: una vera meraviglia del creato

La barriera corallina delle Maldive: una vera meraviglia del creato

Le Maldive sono una tra le mete più ambite da sub e appassionati di snorkeling che qui possono ammirare una delle barriere coralline più belle di tutto il globo.

Il reef maldiviano, estendendosi per oltre 9000 chilometri quadrati, dà vita a un vero e proprio mondo sottomarino fatto di forme e colori incantevoli, popolato dalla flora e dalla fauna più disparate.

Scopriamolo insieme in questo articolo.

Come si forma la barriera corallina

La barriera corallina, presente in diversi angoli del pianeta ma particolarmente suggestiva nell’Oceano Indiano, si è formata nel corso dei millenni grazie a un deposito di scheletri corallini e di altri piccoli esseri viventi.

Il corallo, organismo coloniale facente parte del regno animale e imparentato con anemoni e meduse, è composto da migliaia di polipetti che vivono in simbiosi con alcune specie di alghe marine, dalle quali prendono l’ossigeno e i nutrienti necessari alla sopravvivenza. Questi piccoli polipi, che non hanno nulla a che fare con il mollusco a otto tentacoli, dispongono di un esoscheletro rigido che alla loro morte si deposita sul fondale, andando a creare per accumulo la struttura del corallo comunemente conosciuta.

Non solo polipetti: anche altri molluschi, echinodermi e alghe contribuiscono con i loro resti ad accrescere le dimensioni della barriera corallina, che acquisisce così una varietà di forme e colori strabiliante. 

Nella barriera corallina maldiviana, generalmente molto vicina alla costa e situata a una profondità davvero minima, vivono oltre 1100 specie di pesci, 5 di tartarughe marine, 187 di coralli e 400 di molluschi.

Leggi qui il nostro approfondimento sugli squali presenti alle Maldive.

Questi animali si dividono in due categorie: quelli che vivono a stretto contatto e nelle dirette vicinanze della barriera, e quelli che preferiscono il mare aperto ma vi si avvicinano di frequente per procacciarsi il cibo.

Nonostante le barriere coralline costituiscano soltanto lo 0,1% della superficie oceanica globale, al loro interno accolgono ben un quarto di tutte le specie marine esistenti: abbiamo quindi a che fare con una biodiversità davvero incredibile, comparabile soltanto a quella della foresta amazzonica. Per questo le barriere coralline vengono definite “hot spot” della biodiversità.

Quando e dove vedere la barriera corallina maldiviana

Tutti i 26 atolli delle Maldive sono caratterizzati dalla presenza di una bellissima barriera corallina: questo proprio perché i coralli prediligono le acque calde e poco profonde per insediarsi. Il periodo perfetto per andare alla scoperta di questo paradiso sommerso è senz’altro la stagione secca, che va da dicembre ad aprile, quando il clima è al massimo della sua stabilità e le precipitazioni più diradate. Tuttavia, alle Maldive è “estate tutto l’anno”, quindi anche visitandole in un momento differente si avrà la possibilità di immergersi e di ammirare questa meraviglia del creato. 

Come anticipato, tutti gli atolli sono circondati dal reef, ma alcuni sono migliori di altri per posizione, facilità di raggiungimento, vivacità dei colori e biodiversità.

Tra i migliori atolli per fare snorkeling e osservare la barriera corallina troviamo quello di Shaviyani, tra i più incontaminati di tutto l’arcipelago, dove i turisti arrivano di rado ed è possibile ammirare la natura tropicale in tutto il suo splendore.

Più frequentato ma a dir poco suggestivo è invece l’atollo di Baa, dove ci si può imbattere in centinaia di specie diverse di coralli e pesci tropicali.

Facile da raggiungere e per questo tra le prime scelte dei turisti è l’atollo di Malé, apprezzato sia dagli amanti dello snorkeling che del surf, oltre che da chi ricerca una vacanza di assoluto relax all’insegna del sole e della spiaggia.

Coral bleaching: di cosa si tratta?

Negli ultimi decenni si è sentito sempre più spesso parlare di sbiancamento e morte della barriera corallina (in inglese “coral bleaching“), ma di cosa si tratta e quali sono le cause di questo fenomeno?

Come sappiamo, i polipetti che abitano i coralli vivono in simbiosi con le alghe (zooxanthellae) incaricate di fornire loro il 90% del nutrimento necessario alla sopravvivenza e responsabili dei colori sgargianti dei quali si tingono le strutture coralline.

A causa di alcuni fattori esterni quali una variazione delle temperature (cambiamento climatico), della disponibilità di sostanze nutritive, o la presenza di molecole tossiche derivate da acque di scarico (detersivi, creme solari ecc.) le alghe sono portate a variare la loro azione fotosintetica, risultando così nocive per il corallo che per difendersi le espelle.

La mancanza di zooxanthellae causa inevitabilmente il deterioramento del corallo, che sbianca e infine muore per assenza di nutrimento. I coralli di colore bianco sono in realtà ancora vivi, ma sono di gran lunga più fragili e sensibili agli attacchi esterni e più inclini al deperimento totale.

In fase di sbiancamento, i coralli possono ancora riprendersi e tornare allo stato di salute ottimale: quando gli agenti esterni si assestano i polipetti ricominciano numerosi il proprio insediamento, dando nuova vita al reef.

Il deperimento e la morte della barriera corallina è un fenomeno davvero preoccupante, che non riguarda soltanto queste specie animali ma che coinvolge in maniera diretta tutta la vita sottomarina: i pesci che normalmente si cibano nei pressi del reef, sono portati alla migrazione per cacciare altrove. Il risultato è una diminuzione della biodiversità marina e una sempre più ridotta resilienza da parte del reef, che presto o tardi non sarà più in grado di riprendersi dopo un massiccio episodio di sbiancamento. 

 

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